Il sarcofago di Donna Violante Carroz: una storia travagliata

Un manufatto di grande pregio artistico destinato a custodire le spoglie di due nobildonne del Quattrocento appartenenti al nobile casato dei Carroz: si tratta del sarcofago in pietra riservato dapprima a donna Eleonora Manriquez de Lara e poi a donna Violante Carroz. La sua storia affascinante e travagliata ha attraversato oltre cinquecento anni per giungere fino ai giorni nostri ed essere raccontata.

Oggi è custodito all’interno del cimitero di Decimomannu, ma poco avrebbe a che fare con la storia del paese, se non fosse per l’attenzione e la cura rivolte alla sua conservazione da parte dei proprietari che, generazione dopo generazione, ne sono entrati in possesso.

Ma chi era Violante Carroz, passata alla storia con il crudele epiteto di “sanguinaria”?

Violante fu l’ultima erede della famiglia Carroz, uno tra i più ricchi e potenti casati dei secoli XIV e XVI. Originari di Valencia, parteciparono alla conquista aragonese dell’isola nel 1323 sotto le insegne dell’Infante Alfonso d’Aragona. Con la presa della Sardegna, avvenuta tra il 1324 e il 1420, i Carroz – e come loro molte altre famiglie spagnole – ricevettero titoli nobiliari e rendite feudali come ricompensa per la loro fedeltà alla Corona. Diversamente da molti altri casati, tuttavia, i Carroz decisero di risiedere stabilmente in Sardegna e questo procurò loro un potere enorme dato dalla ricchezza che derivava dalle rendite efficientemente amministrate e dalla lunga amicizia con i sovrani spagnoli.

Palazzo Cugia, Cagliari. Stemma della famiglia Carroz-Centelles. Fonte: Araldica Sardegna

Violante Carroz visse tra il 1455 e il 1510. La sua vita, trascorsa fra le diverse proprietà di famiglia ( il Castello di San Michele a Cagliari, il Castello di Quirra e il Castello di Barumeli ad Ales ) fu costellata da continui avvenimenti tragici: dapprima la perdita di entrambi i genitori (la mamma, Violante Centelles, morì che la piccola aveva soli 3 anni e il padre, Giacomo Carroz, si spense poco dopo il Natale del 1468, lasciando Violante, appena tredicenne, sotto la tutela dell’avido zio); a questi lutti seguirono poi la morte prematura dei due mariti e dei due unici figli, tutti avvenuti tra il 1478 e il 1503; a fare da cornice alla perdita degli affetti più cari, ci fu la continua lotta per il patrimonio da parte di alcuni parenti che la coinvolsero in vari processi.

Una donna sfortunata, dunque, che per tutta la vita subì impotente il corso degli eventi. Ma da cosa deriva, dunque, l’epiteto di “sanguinaria”?

Le ragioni di questa cattiva fama vanno attribuite ad un fatto tutt’ora oscuro e avvolto nel mistero: un fatto che segnò gli ultimi due anni della sua vita. Nel 1508 Violante fu mandante di un efferato delitto ai danni di un ecclesiastico – il cappellano e suo confessore personale Don Giovanni Castanja di Bonorcili – il quale fu trovato impiccato su una torre del Castello di Barumeli, in agro di Ales, dove la contessa, spesso, si trovava a risiedere. Le ragioni di questo delitto sono state a lungo dibattute e tutt’ora alimentano leggende e aneddoti sull’enigmatica figura di Violante. Forse il parroco aveva respinto le “avances” della contessa che, per vendetta, lo aveva fatto uccidere? Oppure fu lei, al contrario, a respingerlo? Oppure, ancora, il delitto fu conseguenza di una punizione esemplare che la contessa, esercitando i suoi legittimi diritti di feudataria, volle infliggere all’ecclesiastico per una cattiva condotta nella gestione di alcuni affari? Rimane il fatto che dopo questo delitto, donna Violante fu scomunicata dall’arcivescovo di Ales e poi, in seguito, perdonata da Ferdinando II d’Aragona, il re cattolico amico della famiglia Carroz.

Il Castello di San Michele a Cagliari, una delle residenze principali dei Carroz.

Forse per espiare le sue colpe, la contessa cominciò ad elargire ingenti donazioni per finanziare i lavori di ristrutturazione della Cattedrale di San Pietro ad Ales, e si ritirò a vita monastica presso il convento, a lei caro, di San Francesco di Stampace. Secondo il Canonico Spano, Donna Violante visse qui gli ultimi anni della sua vita e morì in una umile stanzetta del chiostro. I frati la seppellirono all’ingresso della chiesa in un sarcofago che lo Spano, definisce “… arca di pietra col suo stemma scolpito …”.

Ma cosa accadde dopo la sua morte?

Il convento di Stampace il 26 marzo 1861 fu chiuso per ordine del Demanio dello Stato e l’anno seguente adibito a caserma dei carabinieri.
La chiusura del convento creò problemi alla chiesa ed ai pochi frati che ancora la officiavano, i quali vivevano poveramente e senza sicurezza per il futuro. La mancanza di mezzi non consentì una buona tenuta della chiesa, aggravata dal fatto che la notte del 1 Novembre 1871 un fulmine si abbatté sul campanile gotico e l’11 gennaio 1875 un violento temporale infierì su ciò che restava dell’antica chiesa, sventrandola.

La chiesa di San Francesco di Stampace in una foto d’epoca. Fonte: Sardegna Cultura

Quello che in origine era un antico gioiello di architettura gotico-catalana, sul finire del 1875 era poco più che un rudere fatto di mura pericolanti. Lo Stato finì per vendere i muri perimetrali rimasti, i manufatti artistici e le pertinenze del chiostro ad acquirenti privati. Tra questi la famiglia Cao-Pinna che, trovato il sarcofago, lo fece trasportare in una casa di loro proprietà a Decimomannu. Il manufatto, reso illeggibile nella decorazione e largamente deturpato dai crolli, fu utilizzato dapprima come abbeveratoio per animali e poi come fioriera, colmato fino alla sommità di pietrame e terra che col passare degli anni si calcificarono.

Passarono circa trent’anni ed improvvisamente, la signora Leonilde Sacerdoti, consorte del conte Ottavio Cao-Pinna, fece una scoperta destinata a cambiare il corso degli eventi e restituire dignità a questo antico manufatto. Osservando meglio il sarcofago, la donna notò alcune decorazioni in rilievo e coinvolse nella scoperta il giovane archeologo Giovanni Lilliu. Questi, riconosciuto immediatamente lo stemma dei Carroz, confermò l’ipotesi della rilevanza storico-artistica del sarcofago. Cominciò allora un primo recupero conservativo del manufatto, continuato poi con l’acquisto della proprietà dei Cao-Pinna negli anni Sessanta da parte dell’imprenditore agricolo Marco D’Acunto, che mantenne la titolarità della custodia fino al 2003. Da questo momento il sarcofago fu affidato alle cure del nipote, Salvatore Bellisai, il quale già dagli anni Ottanta aveva cominciato ad interessarsi al restauro del manufatto. Ma quegli anni riservarono anche un’altra interessante scoperta. Nel 1984, durante i restauri della chiesa di Santa Chiara a Stampace, furono ritrovate in prossimità della gradinata d’accesso due lastre tombali. Una di queste presentava una lavorazione a cerchi affiancati, incorniciati da una spessa linea perimetrale in rilievo, molto simili a quelle riportate nella parte principale del sarcofago di Violante. Si ipotizzò, dunque, che la lastra tombale costituisse il coperchio del sarcofago e si cominciò ad analizzare la decorazione in maniera più approfondita. Quest’ultima, in base allo stile e alla fattura – unitamente alla presenza di alcune parti di iscrizioni in caratteri gotici – consentì di ipotizzare una datazione che non andasse oltre la prima metà del 1400. Tutt’oggi l’ipotesi più accreditata vuole che il sarcofago fosse stato concepito per ospitare la salma della nonna di Violante, donna Eleonora Manriquez de Lara, morta nel 1437. E’ quindi probabile che, oltre settant’anni dopo, esso possa essere stato riutilizzato per ospitare la sepoltura di Donna Violante, morta all’età di cinquantacinque anni all’interno del chiostro.

Dettaglio della decorazione con stemma dei Carroz scolpito sul lato principale del sarcofago.
Dettaglio della decorazione con croce scolpita sul lato frontale del sarcofago.
Veduta dall’alto che mostra l’interno del sarcofago.

Dal 2001 al 2003 il sarcofago fu esposto ad Oristano presso l’Antiquarium Arborense in occasione della mostra “I castelli dell’Arborea”. Da allora sono seguiti ulteriori studi e convegni da parte di vari studiosi, tra cui Donatella Salvi “Donna Violante Carroz: vita e sarcofago”, Marco Ledda “Sa Marchesa: vita e vicissitudini della Contessa Violante Carros”, Maria Merce Costa “Violant Carroc: una comtessa dissortada”.

Dal 2009 il sarcofago di Donna Violante si trova custodito all’interno del Cimitero di Decimomannu, dove continua a richiamare l’interesse di ricercatori, studiosi, appassionati o semplici curiosi della storia di questa affascinante nobildonna.

Ringrazio di cuore Salvatore Bellisai per il prezioso supporto e per il continuo incoraggiamento.

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Fonti bibliografiche

  • Marco Ledda, Sa Marchesa. Vita e vicissitudini della Contessa di Quirra Violante Carròs
  • Maria Mercé Costa, Violant Carroc. Una comtessa dissortada

Link utili

Una risposta a “Il sarcofago di Donna Violante Carroz: una storia travagliata”

  1. Roberta contribuisce ancora una volta egregiamente a trasmettere conoscenze e curiosità su fatti e personaggi storici della Sardegna. Su Violante Carroz risulta interessante ed importante aver attualizzato le vicende della sua vita con quelle del Sarcofago , che ancora oggi può essere ammirato a Decimomannu.

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